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Il nostro profondo dolore per la morte di Emanuele Morganti

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Il nostro profondo dolore per la morte di Emanuele Morganti  E-mail
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Il nostro profondo dolore per la morte di Emanuele Morganti.

Ci stringiamo alla famiglia e a tutti i suoi cari

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Il nostro primo pensiero va alla famiglia di Emanuele Morganti, il ragazzo ventenne di Alatri morto per le lesioni riportate in una rissa. A loro ci stringiamo, con profondo dolore e angoscia.

La violenza è inaccettabile sempre, ma quando assume caratteri di tale ferocia non può non lasciare attoniti e sconvolti.

Emanuele era un socio Arci, tesserato al circolo davanti al quale si è consumato l’omicidio.

Questi, se possibile, aumenta il nostro dolore.

Come già hanno dichiarato i locali dirigenti dell’Arci, c’è la massima disponibilità dell’associazione a mettersi a disposizione degli inquirenti perché vengano chiarite le dinamiche dell’episodio e i responsabili assicurati alla giustizia.

Lo dobbiamo a Emanuele. Lo dobbiamo alla sua famiglia e a tutti noi.

 

Roma, 27 marzo 2017

 
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La Presidente nazionale e l’Arci tutta esprimono piena e affettuosa solidarietà a Don Luigi Ciotti, vittima – alla vigilia della Giornata della memoria delle vittime innocenti delle mafie, celebrata ieri a Locri alla presenza del Capo dello Stato - di minacce ed insulti, comparsi sui muri della città, fra cui quelli dell’Arcivescovado. Non saranno certamente questi vigliacchi messaggi intimidatori a interrompere la lotta contro tutte le mafie che da anni Don Luigi Ciotti conduce e che l’Arci sostiene attivamente con tutte le sue forze.

 
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Sulla morte di Stefano Cucchi la verità è più vicina  E-mail
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Sulla morte di Stefano Cucchi la verità è più vicina

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Con la chiusura dell’inchiesta bis aperta nel 2014 dalla Procura di Roma si è forse arrivati a una svolta sulla morte di Stefano Cucchi, avvenuta otto anni fa. La Procura ha infatti contestato  il reato di omicidio preterintenzionale ai tre carabinieri che avrebbero "spinto e colpito con schiaffi e calci Stefano facendolo violentemente cadere in terra" durante la procedura di fotosegnalamento.Con loro sono stati accusati di calunnia l’allora comandante della stazione dei carabinieri Appia (quella che, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009, aveva proceduto all'arresto) e altri due carabinieri, a cui viene contestato anche il reato  di falso verbale di arresto.

Con il cambio di imputazione (i carabinieri cui viene ora contestato l'omicidio erano stati a lungo indagati per lesioni personali aggravate, mentre agli altri tre veniva contestata la falsa testimonianza ora diventata calunnia) che aggrava la posizione degli indagati e soprattutto fuga il rischio della prescrizione, comincia finalmente una nuova storia. Stefano non si è lasciato morire di fame e di sete, né è deceduto per una crisi epilettica, come si è tentato di far credere, ma per le percosse subite. Su una morte finora senza responsabili, si comincia speriamo a far luce.

Il merito di questa svolta va alla resistenza e alla tenacia di Ilaria, la sorella di Stefano, che non si è mai rassegnata a una verità di comodo.

A lei, ai suoi familiari, va la nostra solidarietà con la speranza che si arrivi presto a una sentenza che faccia finalmente giustizia e sgombri il campo dalle menzogne.

Roma, 17 gennaio 2017

 
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